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SICUREZZA SUL LAVORO: IL GOVERNO CONTRO I LAVORATORI, NO A UNO SCUDO PER LE IMPRESE

Il governo Meloni è contro i lavoratori. La norma approvata ieri in Consiglio dei Ministri sulla responsabilità delle aziende in materia di sicurezza sul lavoro rappresenta uno scudo per le imprese e un favore a chi considera la sicurezza sul lavoro un costo e non un diritto. 

Nordio propone uno scudo per le grandi aziende appaltatrici che potranno pagare una sanzione prima del processo ed estinguere il reato. Le norme del governo indeboliscono la lotta al lavoro nero, al caporalato e allo sfruttamento negli appalti.

La scelta di invertire l’onere della prova deresponsabilizza i datori di lavoro e rende più difficile accertare le responsabilità. In questo modo la destra svuota uno strumento efficace per contrastare lo sfruttamento, gli incidenti e le irregolarità nella filiera degli appalti.

La modifica proposta da Nordio rischia inoltre di incentivare i subappalti, una delle principali cause di incidenti e infortuni sul lavoro.

La sicurezza sul lavoro è una cosa seria, soprattutto in un Paese dove in media tre lavoratori perdono la vita ogni giorno. Il governo si nasconde dietro la semplificazione, ma nei fatti indebolisce gli strumenti di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

 

Contro le file disumane davanti alla Questura

 

La dignità delle persone è il primo dovere delle istituzioni. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili della persona (art. 2 della Costituzione) e richiede alla pubblica amministrazione di operare secondo criteri di imparzialità e buon andamento (art. 97). Lo stesso principio è affermato dall'articolo 1 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea: «La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata. Non sono principi astratti. Devono trovare concreta applicazione nel modo in cui le istituzioni si rapportano ogni giorno con le persone. Per questo esprimiamo forte preoccupazione per la situazione che da molti mesi interessa la Questura di Piacenza.

Ogni giorno decine di persone attendono per ore all'esterno degli uffici per rinnovare il permesso di soggiorno, consegnare documentazione o ricevere informazioni su pratiche che, in molti casi, attendono una risposta da mesi. Sono lavoratori e lavoratrici, studenti, famiglie, persone che vivono nella nostra città e che si rivolgono allo Stato per esercitare un diritto e adempiere ai propri doveri.

Siamo pienamente consapevoli delle difficoltà nelle quali operano gli agenti e il personale amministrativo della Questura, chiamati quotidianamente a gestire un servizio complesso con risorse spesso insufficienti. Il nostro non è un giudizio nei confronti di chi svolge questo lavoro con impegno. Proprio per questo riteniamo necessario intervenire affinchè venga garantita una risposta efficace.

La rimozione dei gazebo non è il problema. È il simbolo di una situazione che da troppo tempo costringe decine di persone ad attendere per ore all'aperto e ad aspettare per mesi una risposta amministrativa. È questa condizione che non può più essere considerata normale in uno Stato che fonda la propria azione sul rispetto della dignità della persona.

Questo non è un tema che riguarda "gli immigrati" contrapposti agli "italiani". Riguarda il rapporto tra cittadini e istituzioni e la qualità dei servizi pubblici.

Chi attende davanti alla Questura non chiede un privilegio, ma il funzionamento di un servizio pubblico. Lo stesso principio varrebbe per chiunque fosse costretto ad affrontare ore di attesa davanti a qualsiasi ufficio della pubblica amministrazione. Difendere la dignità delle persone non significa riservare attenzioni particolari a qualcuno, ma pretendere che lo Stato garantisca a tutti servizi efficienti, tempi ragionevoli e condizioni di attesa rispettose.

L'efficienza della pubblica amministrazione è un bene comune. Quando un ufficio non riesce più a rispondere in tempi adeguati alle richieste dei cittadini, la soluzione non è rassegnarsi, ma individuare gli strumenti organizzativi e le risorse necessarie per superare le criticità.

Per questo chiediamo che si apra un confronto tra Questura, Prefettura, Comune e tutti i soggetti firmatari di questo comunicato, affinché vengano individuate rapidamente soluzioni concrete: aree di attesa adeguatamente protette dalle alte temperature e dalle intemperie, una migliore organizzazione degli accessi, tempi più certi nella gestione delle pratiche e, se necessario, un rafforzamento del personale e delle risorse destinate all'Ufficio Immigrazione.

Una comunità si riconosce anche da come le proprie istituzioni trattano le persone nei momenti più semplici della vita quotidiana. Il rispetto delle regole e la tutela della dignità non sono valori in contrapposizione: sono due principi che si rafforzano reciprocamente.

Su questo crediamo sia possibile e necessario costruire un impegno condiviso, nell'interesse della città e di tutte le persone che ogni giorno si rivolgono alle istituzioni.

Uno Stato che funziona è quello che sa essere rigoroso nel far rispettare le regole, ma altrettanto rigoroso nel garantire dignità, efficienza e rispetto a chi alle regole si affida. È questa l'idea di istituzioni che vogliamo difendere».

Partito Democratico, Piacenza Oltre, Italia Viva-Casa Riformista, Civica per Piacenza, AVS, ApP, M5S, Ass. Il Grande Colibrì, Ass. Arcangelo di Maggio, Fabbrica e Nuvole, Amnesty International Emilia Romagna, ANPI provinciale PC, UJDP Ass. Camerunensi, Giovani Democratici, Donne Democratiche, Associazione Cattolica Protezione della Giovane di PC, Mondo Aperto APS, Ass. Mouna ODV.

 

 

Alleanza Verdi Sinistra 

Il "Metodo Piacenza"?. Quando l'autosufficienza diventa un rischio.


La recente mossa del Partito Democratico di Piacenza di blindare la ricandidatura della sindaca Katia Tarasconi, saltando a piè pari il confronto preventivo con le forze politiche dell’area progressista, ambientalista e di sinistra solleva interrogativi che vanno ben oltre i confini del consiglio comunale. Non è in discussione che nella propria visione il PD decida di puntare sulla prima cittadina uscente, quanto la scelta metodologica di procedere per strappi, ignorando le dinamiche di quella coalizione di centrosinistra ovvero il progetto "Campo Largo" che si sta portando avanti a livello nazionale e che a parole si vorrebbe costruire come alternativa solida alle destre. Ciò che è in discussione è quella che si potrebbe definire una fuga in avanti, quasi un sabotaggio, che preclude o indebolisce drasticamente qualsiasi interlocuzione volta a favorire la costruzione di una intesa di largo spettro nel centrosinistra. 
Annunciare una ricandidatura come un "fatto compiuto" prima ancora di aver aperto un tavolo di confronto con il Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra e i civici di Alternativa per Piacenza trasmette un messaggio di autosufficienza muscolare che mal si concilia con lo spirito di cooperazione. Se il Campo Largo deve essere un progetto politico e non un semplice cartello elettorale, il dialogo non può essere un’opzione facoltativa o un atto di cortesia a posteriori.
L'approccio adottato dai vertici dem piacentini evidenzia tre grandi criticità:
- Si dà per scontato che gli alleati debbano accodarsi per "senso di responsabilità", riducendo il perimetro della coalizione a un ruolo di comparsa.
-  Una ricandidatura dovrebbe essere il momento per un bilancio partecipato. Evitare il confronto significa sottrarsi all'analisi critica su temi caldi per la città (urbanistica, ambiente, welfare) su cui le sensibilità degli alleati sono spesso divergenti.
Muoversi senza coordinamento rischia di allontanare quella base elettorale che chiede coerenza e partecipazione, non decisioni calate dall'alto.
La democrazia non è solo il voto finale, ma il percorso condiviso che porta alla scelta. Chiunque intende guidare il Campo Largo, deve applicare l'arte dell'ascolto, non quella del comando.
Piacenza merita un progetto di lungo respiro, capace di includere le diverse anime del centrosinistra e del civismo. 
Il PD piacentino farebbe bene a ricordare che la forza di una leadership non si misura dalla velocità con cui annuncia i propri nomi, ma dalla capacità di costruire consenso attorno a una visione comune. La strada verso il prossimo mandato non può iniziare con una porta chiusa in faccia a coloro che potrebbero essere gli alleati.

 

 

Lettera aperta alla Sindaca e alla Presidente della Provincia di Piacenza.

Alternativa per Piacenza, Alleanza Verdi Sinistra, Rifondazione Comunista (08/04/2026)


A Piacenza la logistica la conosciamo tutti. Sappiamo che porta lavoro (povero, dequalificato e precario), ma sappiamo anche quanto pesa: traffico, inquinamento, consumo di territorio, vite complicate per chi ci lavora.
Da anni sentiamo le stesse frasi: “è cresciuta senza regole”, “serve più controllo”, “bisogna trovare un equilibrio”. Poi però, quando si propone di fermarsi un attimo, arriva sempre la solita risposta: “non si può bloccare lo sviluppo”. Ma dopo quello che è successo il 2 aprile, la morte di un ragazzo lavoratore di soli 21 anni,  diciamolo chiaramente: questo equilibrio non c’è. Non c’è mai stato. Le aziende fanno quello che vogliono: camion su camion, capannoni su capannoni, territorio che sparisce.
E intanto c’è chi lavora in condizioni pesanti, difficili e spesso deve anche rischiare la vita solo per andare e tornare dal lavoro. Per noi il limite è stato superato.
Adesso si parla di uno studio della Provincia, ma ancora una volta senza ascoltare davvero chi questi problemi li denuncia da anni, studi di tecnici amministrativi che portano soluzioni che rispondono solo ad una parte del problema e non considerano la questione a 360*, questo dovrebbe essere il compito di chi governa il territorio in nome dei cittadini, ma non lo fa o lo fa con superficialità. 
Allora diciamo due cose semplici, concrete:
1. Fermiamoci. Subito.
Il PUG deve essere il momento per dire basta: nessun nuovo metro di logistica finché non si sistemano i problemi che già abbiamo.
2. Sicurezza per chi lavora. Subito.
Non è normale che centinaia di persone vadano a lavorare rischiando ogni giorno.
Servono: piste ciclabili vere fino a Le Mose; collegamenti sicuri lungo la via Emilia o la ferrovia; autobus navette dedicati, con orari che seguano i turni il cui costo va interamente posto a carico della logistica che lucra sul lavoro. Guai a porla anche solo parzialmente a carico dei cittadini!
Le soluzioni ci sono già. Manca solo la volontà. Qui non si tratta di essere contro lo sviluppo. Si tratta di scegliere che tipo di sviluppo vogliamo.
E soprattutto: se vogliamo una città che tutela le persone, oppure no.  Firmato AVS, ApP,

 

 

COMUNICATO STAMPA 03/04/2026


È di ieri una tragedia che non può essere archiviata come fatalità.
Un uomo senza nome, probabilmente un lavoratore della logistica, travolto e ucciso mentre percorreva in bicicletta una scorciatoia per raggiungere il posto di lavoro. Una scorciatoia pericolosa, certo. Ma anche, evidentemente, necessaria.
Quella bicicletta diventa il simbolo di una condizione ancora più dura, dove per lavorare si è costretti a rischiare la vita. Cambiano i decenni, ma non cambia la fragilità di chi vive ai margini del sistema economico.
Questa non è solo una tragedia individuale. È lo specchio di una città, la nostra. Una città in cui si sono consolidati negli anni, citiamo una frase della magistratura, rapporti vischiosi, dove il profitto e la voracità economica hanno spesso prevalso sulla solidarietà, sulla sicurezza vera e sulla tutela dei diritti del lavoro. Una città dove interi pezzi di economia si reggono su lavoratori invisibili, costretti a lunghe attese davanti agli uffici della Questura per poter lavorare in regola, a condizioni difficili, a spostamenti insicuri.
La responsabilità morale di quanto accaduto non è di uno solo. È diffusa. È di un sistema che tollera, giustifica, chiude un occhio.
Noi non ci stiamo. Già nel 2022, nel “Libro Giallo”, programma della coalizione con cui ci siamo proposti alle scorse elezioni comunali cittadine, indicavamo una direzione chiara: pianificare la massima implementazione possibile del trasporto pubblico locale e realizzare una rete ciclabile e pedonale sicura da e per il polo logistico. Non è un dettaglio tecnico. È una scelta politica: decidere se mettere al centro le persone o continuare a sacrificare tutto sull’altare della velocità, della produttività e del profitto.
Oggi quella proposta, non raccolta, torna con forza ancora maggiore. Perché la sicurezza non è uno slogan. È la possibilità concreta di arrivare al lavoro e tornare a casa vivi.
E perché una città giusta si misura da come tratta i più deboli, non da quanto produce.
ApP - ALTERNATIVA per PIACENZA
AVS - ALLEANZA VERDI SINISTRA
MOVIMENTO 5 STELLE
RIFONDAZIONE COMUNISTA

 

ILPIACENZA: Intervento di Michele Rizzitiello

“Remigrazione”, Sinistra Italiana: «La destra è ostaggio dei suoi slogan»

"La consigliera del Comune di Piacenza Soresi, capogruppo di Fratelli d'Italia, chiede sicurezza, legge e ordine a commento della manifestazione nazionale xenofoba "Remigrazione" prevista per il 24 gennaio nella nostra città. Commenti connessi all'assassinio del capotreno Alessandro Ambrosio ucciso a coltellate e della diciannovenne Aurora Rivoli uccisa da un pluripregiudicato. Sicurezza, legge e ordine che erano gli slogan elettorali del Governo capeggiato da Giorgia Meloni. Slogan securitari che restano tali. A caratterizzare questo Governo c'è solo la garanzia di propaganda e approssimazione, esso fallisce lì dove aveva sedotto gli elettori con le promesse per città più sicure. Un fallimento che ha rincorso le paure fomentandole e aumentando solo la percezione di insicurezza anziché mirare alla prevenzione. Lo raccontano gli ultimi drammatici casi di cronaca, i due killer di Ambrosio e Rivoli avevano un destino comune: in tasca un foglio di espulsione, mai eseguito. Se fossero stati all'opposizione Lega e Fratelli avrebbero cinicamente cavalcato quei fatti per chiedere le dimissioni di questo o quel ministro dell'Interno ora invece, come dimostrano anche le parole della consigliera Piacentina, cavalcano la paura ingiustificata senza fare granché per la soluzione di questi problemi. Infatti quella propaganda, fatta di ruspe annunciate, campagne social, sfuma di fronte a fatti che contribuiscono a far crescere la percezione dell'insicurezza, che non è per forza legata alle statistiche reali dei reati commessi che infatti sono tutti in progressiva diminuzione, è proprio sulla percezione che la destra ha costruito la sua fortuna elettorale, fomentando le paure dei cittadini. Adesso che si trovano più per caso che per merito al governo lo schema della loro propaganda si inverte e la colpa diventa dei sindaci, ovviamente di Roma, di Milano o di Piacenza, purché di altro schieramento politico, ma tutto questo non si tiene più. Il tema sicurezza è una macchina di consenso che FdI, Lega e corollario neofascista sfruttano da oltre trent'anni per avere voti senza produrre una benché minima parvenza di soluzione, basti ricordare che l'attuale legge sull'immigrazione porta il nome Bossi-Fini. La materia è ormai incandescente e richiederebbe formazione degli agenti, assunzioni e ancor prima un piano nazionale e territoriale di presa in carico di marginalità, povertà e devianza. Dagli accessi illegali arriva manodopera a basso costo, che fa molto comodo a quelle categorie imprenditoriali che alimentano il bacino di voti della destra e manovalanza per la criminalità organizzata. Sarebbero necessari tempo e risorse e al contrario quel mondo preferisce soluzioni immediate inutili e inefficaci. In fondo il ministro della Giustizia è Carlo Nordio, uno che pratica garantismo per i colletti bianchi, mentre approva aggravanti e nuovi reati per poveri cristi. Una giustizia di classe e che non funziona: questo è il modello delle destre, che plaudono a manifestazioni come quella prevista a Piacenza il prossimo 24 gennaio per garantirsi una rielezione sicura, almeno finché reggerà la nostra Repubblica nata dalla Resistenza".

Michele Rizzitiello

Segretario di Sinistra Italiana Piacenza



 

Piacenza respinga ogni forma di xenofobia

Comunicato stampa unitario (6 gennaio 2026)

Il prossimo 24 gennaio è stata indetta a Piacenza una manifestazione nazionale di carattere fortemente xenofobo che utilizza lo slogan “Remigrazione”, lo stesso impiegato dall’estrema destra tedesca di AfD e da ambienti riconducibili al neonazismo europeo.
Si tratta di una manifestazione contro gli stranieri, promossa da soggetti noti alle questure di tutta Italia, privi di qualsiasi legame con il territorio piacentino. L’iniziativa è una provocazione deliberata che mira a utilizzare Piacenza come palcoscenico nazionale per gruppi estranei alla sua storia e al suo tessuto sociale.
Finora, grazie alla maturità civile dei piacentini, iniziative analoghe sono sempre rimaste marginali, poco più che folklore di dubbio gusto, ma in questo caso, per dimensione e provenienza dei partecipanti annunciati, la situazione presenta profili diversi.
Chiediamo al Questore di Piacenza di vietare lo svolgimento della manifestazione, non per impedire l’espressione di un pensiero, per quanto inneggiante all’odio razziale e quindi in netto contrasto con i principi della Costituzione, ma anche e soprattutto per motivi di ordine pubblico, considerando il richiamo esplicito rivolto a gruppi e soggetti facinorosi provenienti da tutta Italia.
Chiediamo all’amministrazione comunale di esprimere un parere contrario a questa iniziativa che rappresenta un’offesa alla città e alla sua storia.
Chiediamo, inoltre, a tutte le forze politiche piacentine di pronunciarsi pubblicamente contro quella che appare come una provocazione mirata.
Rivolgiamo infine un appello a tutte le forze antifasciste affinché mettano da parte divisioni e differenze e si compattino contro il tentativo di affrontare il tema dell’immigrazione attraverso l’odio razziale, cifra storica della destra fascista.
Nei prossimi giorni verrà convocata una assemblea cittadina per decidere collettivamente le modalità di mobilitazione.

 

 

Respingiamo la criminalizzazione del movimento ProGaza

Comunicato stampa 30/12/2025 

Alleanza Verdi Sinistra - Alternativa per Piacenza

 

Di fronte alle notizie relative all’inchiesta in corso, ribadiamo il massimo rispetto per il lavoro della magistratura italiana e per la sua autonomia. Attendiamo con senso di responsabilità gli sviluppi dell’indagine, auspicando che venga fatta piena luce su tutti gli aspetti ancora oscuri, a partire dall’utilizzo di segnalazioni provenienti dallo Stato di Israele acquisite come presunte prove sulla destinazione dei fondi raccolti per il sostegno alla popolazione palestinese. Su questi elementi riteniamo necessario un accertamento rigoroso, trasparente e non condizionato da pressioni politiche o internazionali.

Nel frattempo, riteniamo inaccettabile e pericoloso il tentativo di criminalizzare il movimento pro-Palestina, un movimento ampio, plurale e radicato che ha visto milioni di persone in tutta Italia mobilitarsi per fermare il genocidio in corso nella Striscia di Gaza, per la tutela dei civili e per il rispetto del diritto internazionale. Anche a Piacenza, come in molte altre città, questo impegno si è tradotto in iniziative continue, pubbliche e trasparenti: manifestazioni, presidi, momenti di informazione, raccolte di aiuti umanitari e iniziative culturali, sempre svolte alla luce del sole e con finalità esclusivamente solidali e civili.

Tentare di assimilare questo vasto movimento di solidarietà a Hamas, organizzazione terroristica responsabile dell’attacco del 7 ottobre contro civili israeliani, rappresenta una operazione politica ignobile, portata avanti dalla destra per delegittimare il dissenso, colpire la partecipazione popolare e intimidire chi chiede la fine delle stragi e il rispetto dei diritti umani. La solidarietà con la Palestina, con il suo popolo martoriato e con la sua giusta causa non è terrorismo. È una scelta di campo dalla parte del diritto internazionale, della giustizia e della dignità dei popoli.

È infatti ipocrita e strumentale il tentativo della destra di invocare il garantismo e il rispetto delle istituzioni solo quando si tratta di difendere i propri interessi politici o di attaccare gli avversari. La stessa destra che oggi si erge a difesa dell’ordine e della legalità è protagonista di politiche repressive e autoritarie, e non esita a utilizzare tattiche intimidatorie e diffamatorie contro chi vi si oppone.

Noi riteniamo invece che la giustizia debba essere uguale per tutti e che non possa essere utilizzata come strumento di lotta politica. Sarà pertanto la magistratura ad accertare eventuali responsabilità nel pieno rispetto di quei principi dello Stato di diritto che la destra populista e autoritaria non riesce ancora ad accettare.